«Quante storie avete raccolto?» Il nostro interlocutore il più delle volte rimane sorpreso quando gli riveliamo che sono oltre 200. Il fine? Conservare una memoria collettiva di un evento fuori dall’ordinario

…ed allo stesso tempo cercare risposte concrete alle domande che in tanti si stanno facendo: perché sempre più eventi climatici estremi si abbattono sul nostro Paese e in tutto il mondo? E che cosa possiamo fare per migliorare le cose?

La nostra indagine è durata mesi e ci ha permesso di incontrare testimoni, esperti ed alla fine ci siamo resi conto che, sì, abbiamo trovato le risposte giuste, ma abbiamo commesso un errore: abbiamo fatto le domande sbagliate.

    • C’è un pianeta che sta urlando e sta dicendo “basta”…
    • Perché non c’è più la relazione con la Natura e con l’Ambiente…
    • Chi comanda è la Natura. Non siamo noi che possiamo pensare di… ecco… poter dominare la Natura. Temo che non sia così.

16 maggio 2023 – Accade l’impensabile: i principali corsi d’acqua dell’Emilia-Romagna, oltre 20 fiumi, esondano causando una delle più gravi alluvioni sul territorio nazionale. 450 eventi climatici estremi nel nostro Paese in poco più di 24 mesi, danni per oltre 100 miliardi di euro e 22.000 vittime negli ultimi decenni. Che cosa sta succedendo?

Un’inchiesta su un disastro climatico, le sue cause, i suoi protagonisti per comprendere il presente di un clima che cambia e costruire un futuro che se vogliamo potrà essere migliore. Io sono Marco Cortesi e questo è “Fango – Storia di un’alluvione”.

Storia di un’alluvione.

Durante questo podcast vi abbiamo parlato di alluvioni, precipitazioni, frane… lo abbiamo fatto portandovi nel cuore delle storie di chi era lì, di chi ha soccorso e di chi è stato salvato… abbiamo indagato con voi i meccanismi che portano al cedimento di un argine o compreso le dinamiche che generano un’inondazione lampo.

Abbiamo parlato di un Pianeta che si riscalda, del cemento che avanza, dei combustibili fossili che continuano ad essere bruciati e proprio ora alla fine di questo viaggio ci rendiamo conto che in effetti abbiamo trovato le risposte, ma abbiamo sbagliato le domande.

Di fronte ad un evento climatico estremo, di fronte alle centinaia di eventi climatici estremi che si abbattono ogni anno sulla nostra penisola e in tutto il mondo ha davvero senso chiedersi qual è la causa? C’è realmente qualcuno che ancora non la conosce?

    • Io penso che stiamo un po’ abusando di questo Pianeta…
    • È un sistema di consumo, di vita… consumismo estremo…
    • Di fatto lo spreco è arrivato al limite…
    • In una giornata accumuli un secchio di plastica…
    • E poi la plastica abbandonata finisce nei mari…
    • E creano delle isole di plastica…
    • Anidride carbonica che viene da tutto e di più!
    • Cosa comporta più emissioni? Gli allevamenti intensivi sono una di quelle…
    • Sempre il continuo abuso delle risorse fossili… Carbone, petrolio…
    • Poi non vedi che costruiscono dappertutto!
    • Se continuiamo a consumare il suolo, a costruire, costruire… da qualche parte l’acqua deve andare!
    • Ci stiamo letteralmente distruggendo da soli…

E di fronte ad un evento climatico estremo, di fronte alla distruzione degli ecosistemi, all’aumento della temperatura globale ha davvero senso chiedersi che cosa possiamo fare noi? Che cosa possiamo fare per migliorare le cose? C’è davvero qualcuno che ancora non conosce la risposta?

    • Se possibile utilizzare i mezzi di trasporto pubblici invece che utilizzare l’auto…
    • Concretamente usare le gambe, la bici…
    • Quindi non buttare i rifiuti in giro, nei campi o per strada…
    • Quando trovo le bottiglie da per terra le raccolgo e le butto nel cestino… 
    • Piantare più alberi…
    • Utilizzare ogni volta che sia possibile oggetti e prodotti fatti con materiali naturali piuttosto che plastiche e/o metalli…
    • Io ristrutturerei i centri storici piuttosto ampliare…
    • Mangiare meno carne, mangiare meno pesce…
    • Utilizzare i pannelli fotovoltaici…
    • Se riuscissimo a sprecare meno…
    • Utilizzare le risorse che abbiamo in maniera ragionata e sostenibile…

Guardatevi attorno: conosciamo già tutto, eppure il sapere non ci spinge all’azione. Non ci smuove la consapevolezza di un futuro che sarà sempre più estremo, non ci spaventa la minaccia di una sesta estinzione di massa che invece di riguardare i dinosauri, questa volta potrebbe riguardare addirittura il genere umano…

…ci lasciano indifferenti i dati, le statistiche, il numero di specie estinte, le tonnellate di anidride carbonica emesse nell’atmosfera, le temperature mai registrate prima, i titoli dei giornali, i servizi in tv, i post, gli articoli, i report, non ci smuove più nulla. Digitate la parola “global warming” e Google vi restituirà in 0,27 secondi 369 milioni di risultati. Conosciamo benissimo le cause e ci sono chiare anche le soluzioni, sappiamo cosa dovremmo fare, ma semplicemente scegliamo di non farlo! Perché? Questa è la domanda giusta.

Perché restiamo indifferenti di fronte ad un problema tanto grave? Trovare una risposta a questa domanda potrebbe davvero cambiare le cose, non trovate?

Kari Marie Norgaard è professoressa di sociologia presso l’Università dell’Oregon e sul fenomeno della negazione del cambiamento climatico e dell’apatia di fronte alle questioni ambientali ha scritto addirittura un libro. In “Living in Denial: Climate Change, Emotions, and Everyday Life” la Norgaard parla di 3 tipologie di negazione: letterale, interpretativa ed implicita.

Secondo Norgaard c’è chi non fa nulla di fronte ai problemi perché semplicemente per lui o lei i problemi non esistono! (“Riscaldamento globale? Tutte stupidaggini! Io non ci credo!”) Nonostante le evidenze il problema non sussiste e quindi non devo fare nulla: questa è la negazione letterale. 

C’è chi invece riconosce il problema, ma non agisce perché pensa che le responsabilità dello stesso spettino ad altri (“Non è colpa nostra se la temperatura cresce, è semplicemente un processo naturale”). Non c’è nulla che io possa fare dato che il problema non dipende da me: questa è la negazione interpretativa.

E poi c’è la terza negazione: la negazione implicita, la più diffusa. So che il problema c’è ed è grave ed è presente, ma il problema è così globale, così gigantesco, così più grande di me e le mie azioni così piccole e ininfluenti che finisco per ritrovarmi in una situazione di stallo…

Montare quel pannello solare sul tetto di casa davvero fermerà l’estinzione delle specie a rischio?

Davvero l’andare al lavoro ogni mattina in bicicletta arresterà lo scioglimento della calotta polare?

E se evito l’acquisto di plastica usa e getta, realmente salverò i grandi cetacei?

Ma chi prendo in giro?!

Riconosco il problema ma non faccio nulla! Mi paralizzo comportandomi sostanzialmente come se il problema non esistesse: questa è la negazione implicita.

Ma da cosa deriva questa paralisi? Perché pur riconoscendo il problema finiamo per bloccarci? 

La risposta giunge dal lavoro di uno dei più importanti psichiatri dei nostri tempi: il Dottor Daniel J. Siegel dell’Università della California e può essere ricercata nella sua teoria della “Window of Tolerance” o “Finestra della Sopportazione”. 

Secondo il Professor Siegel ognuno di noi ha una “finestra della sopportazione”: fino a quando restiamo al suo interno, riusciamo a comportarci razionalmente, a sentirci padroni delle nostre azioni, ad avere l’iniziativa per risolvere anche problemi complessi, ad essere creativi, brillanti, a funzionare al meglio… ma se la pressione aumenta troppo, se la pressione dura troppo, ecco che veniamo spinti al di fuori della nostra finestra della sopportazione con due principali esiti: da un lato abbiamo la rabbia, l’aggressività, la negazione, dall’altro la paralisi, la confusione, l’apatia.

Pensateci! La Terra sta morendo e non passa giorno che qualcuno non ce lo ricordi generando in noi ansia e senso di colpa… ma questa comunicazione basata sul binomio “l’apocalisse sta arrivando e tu sei così insensibile da non fare niente” sembra non funzionare affatto.

Lo psicologo ed economista norvegese Per Espen Stoknes spiega: “Quando ci sentiamo spaventati o colpevoli, il nostro istinto è allontanarci e pensare a qualcos’altro per cercare di sentirci meglio”.

Quando la pressione, l’ansia e l’angoscia sono troppo forti, il nostro cervello semplicemente “stacca la spina”. 

Straordinario, non trovate? Non è che non ce ne frega niente, anzi! Percepiamo l’angoscia, l’ansia… ma questa diviene velocemente insopportabile. Secondo le ricerche oltre il 90% della popolazione mondiale riconosce la gravità dei problemi ambientali… siamo tutti uniti in questa angoscia collettiva… ma finiamo per mettere la testa sotto la sabbia nella speranza che il problema sparisca o cadiamo nell’apatia sentendoci come chi vuole svuotare un oceano con un bicchiere in mano.

C’è qualcosa che potrebbe spingerci ad agire facendoci uscire dallo stallo? C’è un segreto, una formula magica che di fronte a quel ghiacciaio che si scioglie, di fronte a quella meravigliosa specie sull’orlo dell’estinzione, di fronte a quella rigogliosa foresta decimata, ci faccia dire: “Adesso basta! Adesso è il momento di fare qualcosa!”?

Lei si chiama Renée Lertzman, celebre psicologa e tra le più importanti esperte sul delicato tema di “psicologia e ambiente”. Anche la dottoressa Lertzman si è posta la nostra stessa domanda. E sebbene le risposte possano essere tante, in un celebre TedX che troverete facilmente online, la signora Lertzman ne dà una che ci ha lasciato semplicemente senza parole…

La Dottoressa Lertzman parla di qualcosa che apparentemente sembra non avere nulla a che vedere con un clima che cambia ed ecosistemi al collasso. Renée usa la parola “compassione”…

È riconoscere che non è facile là fuori… che è normale essere spaventati, preoccupati, in ansia, impotenti, paralizzati… è normale sentirsi persi… ed avere a volte così paura di quello che sta avvenendo da scegliere di mettere la testa sotto la sabbia: quella che ci accompagna è una delle più grandi sfide nella storia della nostra specie… chi mai potrebbe essere pronto a qualcosa del genere? Ma è qui che avviene il miracolo… 

Quando ammettiamo la nostra paura confrontandoci con gli altri e riconoscendo negli altri lo stesso nostro sentire, recuperiamo il centro della nostra finestra della sopportazione: ci allontaniamo dalla rabbia, dalla negazione, ci allontaniamo dall’impotenza e dall’apatia, riattiviamo la nostra capacità di trovare soluzioni, di agire, di essere creativi, di riconoscere che abbiamo effettivamente le capacità di cambiare le cose ma soprattutto ci rendiamo conto che non siamo soli…

E improvvisamente quella bicicletta per andare in ufficio non è più una cattiva idea, dato che magari abbiamo scoperto che anche l’amico che abita in fondo alla strada sognava da tempo di fare lo stesso continuando però a rimandare! E così per il progetto di montare quel pannello solare dato che abbiamo saputo che anche il nostro vicino di casa avrebbe voluto farlo da tempo, ma cercava una mano! O magari insieme ad un gruppo di amici troveremo finalmente il coraggio di unire le nostre forze e ripulire quel parco dai rifiuti…

Ed ora alla fine di questa storia, torniamo di nuovo lì in mezzo al fango… in mezzo a migliaia di persone di fronte a qualcosa di inconcepibile…

Quanto avvenuto durante l’Alluvione non ci rivela forse la stessa medesima verità? Chi decise di fare la sua parte, era consapevole che avrebbe potuto fare molto poco di fronte ad un’apocalisse fatta di acqua e fango… era consapevole che la sua azione non avrebbe risolto in alcun modo l’enormità del problema… che cosa lo ha spinto allora ad agire, a superare la paralisi della rabbia, della disperazione, della rassegnazione? 

    • E lì mi son detta: “Cosa faccio adesso?” Per loro, per tutti… Ho detto: “Faccio quello che so fare meglio: dispenso dolcezze”. E quindi io sono partita e ho detto: “Ok! Faccio dei dolci e vado a casa della gente a portargli i dolci”. “Ciao, buongiorno, tieni!” E nel momento in cui ci sono queste persone che sono lì, che ti guardano, che… amiche ma anche non amiche e non hanno niente, no? Sono ferme, sedute e dicono: “Adesso che cosa faccio?” Io con tutte ho detto: “Calma! Mangiati una fetta di torta…” Ci hanno guardato… Una signora si è messa a piangere, l’ho guardata e le ho detto: “Dai, dada! Ce la facciamo! Insieme ce la possiamo fare! Ce la stiamo già facendo! Quindi, forza! Un po’ alla volta!”
    • È arrivata gente da tutta Italia e quello è stato bellissimo perché tutti i giovani… dici: “Cavolo! Io sono stata fortunata io… bisogna che aiuto chi invece non è stato fortunato… e su quello secondo me è stata la cosa più bella perché c’erano tutti… cioè tutti quelli che avevano la possibilità e chi non aveva la possibilità di andare a spalare vedevi che ognuno faceva il suo servizio in quello che poteva. Secondo me questa è stata la cosa più bella perché nella tragedia che è stata è uscita fuori l’umanità proprio delle persone che dici: “Io son stato fortunato, qualcun altro no…”
    • C’è gente mai… che – boh – non rivedrò mai più… che non sono magari neanche arrivata a chiedere il nome… con una voga, con una forza… cioè anche noi ci siam detti: “Oh! Ma se capita a qualcun altro, noi ci andiamo ad aiutare, ma sai… ti rendi conto di quanto bene ci hanno fatto!”
    • E noi ordinavamo da mangiare per i volontari, portavamo da mangiare per la gente… c’erano tutti i ristoranti che si davano da fare, tutte le pizzerie, tutti che volevano offrire e hanno offerto cene… e io ho detto: “Noi siam qua che non ce la facciamo più!” Allora io cosa ho fatto: ho telefonato ad una mia e ho detto: “Aiutateci! Dateci da mangiare! Portateci qualcosa! Va bene una pizza, va bene qualsiasi cosa…” e sono arrivati i miei amici con 25 pizze e un biglietto “Dai cittadini grati” e io l’ho letto al capo di gabinetto del sindaco, al sindaco… si sono messi a piangere tutti!
    • È stata attivata questa raccolta fondi… vedo i nomi delle persone… io tanti non li conosco! È questo che mi stupisce…. Veramente ti commuove, insomma.
    • E le prime risposte a questa call sono arrivate dalle nonne dell’Aquila… novantenni… che mi mandano un vocale che dice che noi abbiamo aiutato loro nel loro momento più tragico e che era un dovere per loro esserci. E mi hanno mandato più di 400 fragole fatte all’uncinetto da loro in una settimana praticamente. Si son passate la voce… io non so che cosa sia successo… quest’hashtag del #coltiviamosperanza è stato una bomba a mano perché non so dove mettermi le fragole…
    • Quando il mio istruttore a Terni mi disse: “Quando devi andare a prendere una persona, devi far finta che sia tuo figlio… come se fosse tuo figlio” E lì prende la cosa… cioè… veramente… io lo prendo… io sono sicuro che lo prendo, capito? Se passa uno in acqua e lo devo andare a prendere, anche se non sono vincolato… cioè qualsiasi soccorritore fluviale lui dà il massimo per riuscire nell’obiettivo!”
    • E invece i momenti più belli sono stati quando sono venuti ad aiutarci… anche gente che io non mi aspettavo di vedere: amici, vecchi clienti che sono venuti… così… e per fortuna che c’era questa gente che mi ha dato una mano incredibile, anche forza! ”
    • Eravamo qui a pulire… c’era Eva, c’era Michele… È arrivato ‘sto bambino col suo salvadanaio! — È vero, sì! — …che lo voleva dare alla scuola! È arrivato un bimbo con la mamma ed il suo salvadanaio proprio il maiale — per dire — quello di terracotta e la mamma fa: “È voluto venire per portare il suo salvadanaio!” Io mi sono squagliata… lui si è messo a piangere… penso anche Michele ha dato un cricco… 

La compassione: il sentire visceralmente lo stesso dolore, la stessa paura di centinaia di migliaia di altri… La compassione è diventata empatia: l’accorgersi che tale angoscia univa tutti… e l’empatia allora è diventata azione capace di contagiare un mare di persone.

“cum-patior”: provare tutti la stessa cosa. Ed è quando ammettiamo di provare tutti la stessa cosa che ci rendiamo conto di quanto la scrittrice Hellen Keller affermava: “Da soli non possiamo fare nulla, ma insieme possiamo fare tutto”

Fango – Storia di una Alluvione | Scritto e narrato da Marco Cortesi e Mara Moschini
Una produzione Ass. Moka © Tutti i diritti riservati
Distribuito da VOIS – Podcast Creator Compay

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Fango - Storia di una Alluvione