Le hanno chiamate “vittime silenziose” perché non potevano parlare, non potevano chiedere aiuto ed il loro effettivo numero è tuttora sconosciuto. Inizialmente si parlò di 30.000, che poi divennero 50.000 e infine superarono le 200.000.

Sono gli animali: d’allevamento o d’affezione. Uccisi dall’acqua, dal fango, travolti dall’alluvione, dalle frane nonostante il tentativo di fare il possibile, nonostante chi era pronto a restare al loro fianco piuttosto che abbandonarli.

Luca è uno di questi e la sua storia è simile a quella di migliaia di persone.

Nelle testimonianze raccolte da Vigili del Fuoco, Carabinieri, soccorritori ritorna lo stesso scenario documentato in centinaia di casi durante il disastro: singoli, talvolta famiglie intere, individui anziani o con gravi difficoltà pronti però a restare al fianco dei propri animali piuttosto che abbandonarli al loro destino, anche quando non c’era più niente da fare. 

«Se ti dicono: “Ti salviamo te e tuo fratello lo lasciamo lì, te cosa fai?”… Ma io i miei sono i miei fratelli, sono i miei figli, sono la mia famiglia, son tutto! Son tutto per me i miei cani! Perché non li lascio qua a morire da vigliacco, ecco…»

16 maggio 2023 – Accade l’impensabile: i principali corsi d’acqua dell’Emilia-Romagna, oltre 20 fiumi, esondano causando una delle più gravi alluvioni sul territorio nazionale. 450 eventi climatici estremi nel nostro Paese in poco più di 24 mesi, danni per oltre 100 miliardi di euro e 22.000 vittime negli ultimi decenni. Che cosa sta succedendo?

Un’inchiesta su un disastro climatico, le sue cause, i suoi protagonisti per comprendere il presente di un clima che cambia e costruire un futuro che se vogliamo potrà essere migliore. Io sono Marco Cortesi e questo è “Fango – Storia di un’alluvione”.

Secondo le stime in Italia vivono circa 59 milioni di persone facendo del nostro Paese il più abitato in Europa dopo Germania e Francia, ma quello che sorprende è il numero di animali domestici presenti nel Bel Paese che si assesta (sebbene un conteggio esatto non sia possibile) sui 62 milioni di esemplari: cani, gatti, ma anche pesci, roditori, volatili…

L’impatto positivo che un animale d’affezione ha sul benessere fisico e mentale di chi ne possiede uno è ormai un dato di fatto assodato da studi e statistiche, ma alla fine dei conti non servono dati scientifici per confermare la verità più semplice di tutte: un animale dona a chi se ne prende cura molto, molto più di quanto riceve.

 

Luca lavora in una officina metalmeccanica, ma la sua passione lo ha portato a diventare allevatore e addestratore… lo incontro in un canile comunale alle porte di Faenza dove i suoi cani sono ospitati in attesa che Luca possa rimettere in piedi la sua abitazione devastata dall’alluvione. Un canile che è stato fondamentale perché in esso hanno trovato rifugio centinaia di animali domestici salvati dalle case sommerse.

La passione di Luca da sempre ha un pelo nero e color caffè, 50 chilogrammi di peso medio, ed un primato, quello di essere tra le razze più forti del mondo: i Rottweiler, le cui origini rimandano addirittura agli antichi Romani che li usavano per condurre le mandrie che seguivano l’esercito durante gli spostamenti. Allevare e addestrare Rottweiler è per Luca una scelta di vita…

«’sto testone,’sto carattere così potente… dici: ”Questo è il mio cane, ecco!” Però è impegnativo, perché è una responsabilità… poi ti dico: io ne ho cinque! Perciò ecco… Sono impegnativi! Però a me mi piace… A me mi piace star con gli animali! Non so… boh! Uno nasce così!»

Ci muoviamo tra un coro di latrati e code che scodinzolano.

Poi ci avviciniamo al box dei Rottweiler. L’uomo fischia e da dentro una cuccia in legno ecco uscire 3 splendidi cuccioli che si muovono senza coordinazione cercando di mordersi a vicenda le orecchie. Al loro fianco Nala, la grande femmina, che avanza lentamente sbadigliando nel sole del pomeriggio.

«Sai, in passato hanno scritto un mare di boiate sui Rottweiler dicendo che erano cani aggressivi… Io dico che non esiste il cane aggressivo… è come lo addestri che fa la differenza… Lo sapevi che erano i cani dei macellai? In Germania li utilizzavano per questo! Sono così forti, i Rottweilwer, che venivano usati per portare il carretto al mercato…”

Luca ride mentre Nala sbadiglia mostrando una fila di denti che dissuaderebbe qualsiasi ladro. Attorno a lei i suoi cuccioli giocano a rincorrersi. 

All’improvviso l’uomo infila la mano nel borsello che tiene a tracolla ed estrae una pallina di gomma rossa. «Stai a vedere!» Poi stringe nella mano la pallina che emette il classico stridio acuto. La grande Rottweiler femmina alza l’enorme testa di scatto, la piega di lato e si protende in avanti, poi resta immobile in attesa. Luca esplode in una risata: «La riconosci, vero?» Poi si volta verso di me e la sua espressione ora è differente. 

«Questa pallina quella notte ci ha salvato la vita!»

Quando l’alluvione colpisce le campagne faentine il 16 maggio, Luca è nella sua casa: una bella abitazione a due piani che condivide con la compagna e soprattutto con i suoi 5 enormi Rottweiler che da 48 ore da 5 sono diventati 12 da quando la grande femmina, Nala, ha messo al mondo 7 bellissimi cuccioli. 

Mentre fuori la pioggia si fa sempre più violenta, i 5 molossoidi sonnecchiano sul tappeto del salotto incuranti di tutto mentre i piccoli dormono dentro un cassettone di legno trasformato in box parto e tappezzato di asciugamani.

«Abbiamo visto l’acqua che avanzava tra i campi. Come l’onda sulla spiaggia… un minuto prima non c’è niente e quello dopo ti ritrovi in mezzo ad un lago di fango. Sul cellulare avevo già ricevuto i video delle esondazioni che avevano colpito i centri vicini, le montagne… Sono uno che non perde mai la calma… anche se a dirla tutta, non immaginavo una roba del genere…»

«Anche quando c’è del pericolo cerco sempre di sdramatizzare il pericolo… ero arrivato ad un punto che quando mi son visto che l’acqua mi arrivava al terzo gradino del secondo piano, allora lì mi ero un attimoun po’ spaventato perché ho detto: “ciò qua se l’acqua mi arriva su…”» 

Il termine tecnico è “Flash Floods” o “inondazioni lampo”: si tratta di eventi potenzialmente devastanti per danni e numero di vittime. Il livello dei fiumi cresce in maniera rapidissima a causa di precipitazioni straordinarie che scaricano sul terreno migliaia di metri cubi di acqua in un lasso di tempo ristrettissimo. Il riscaldamento globale ha reso tali eventi sempre più frequenti e sempre più violenti: maggiore temperatura significa maggiore evaporazione, maggiore quantità di acqua nell’atmosfera e maggiore energia che si traduce in fenomeni contrassegnati da rapidità ed energia elevata.

Luca è testimone in quell’istante di una delle esondazioni più gravi registrate nella zona. In poche decine di minuti il fiume riversa nelle campagne una massa d’acqua capace di sommergere quello che trova sul suo cammino sotto sette metri di fango e detriti. Il terreno già gonfio per i violenti acquazzoni di due settimane prima, è troppo saturo per poter assorbire altra acqua.

«Perché avevo fuori in giardino, così in campagna sui sei, sette metri d’acqua e dentro avevo sui tre metri, tre metri e venti d’acqua.»

L’acqua invade il terreno attorno a casa dell’uomo, arriva come un’onda marrone che avanza sommergendo tutto quello che trova sul suo cammino, colpisce con una spallata la porta di casa e invade il piano terra. L’acqua poi comincia a salire. Rovescia mobili, solleva armadi, tavoli, sedie… seppellisce ogni cosa sul fondo di un lago fatto di melma marrone. Il copione è lo stesso che in quell’istante si sta ripetendo in un territorio vastissimo comprendente gran parte delle province romagnole.

«Proprio ci ha devastato! Io vedevo anche che stava arrivando l’acqua dal campo… quando mi son visto, ho detto e mi sono detto: “‘sta volta!”… nei piani bassi non abbiamo rimasto niente, porte, finestre, elettrodomestici, tutto! Ho perso la macchina… È andato nel casino tutto!»

Luca è con i suoi cani e la sua compagna al piano di sopra. Non c’è corrente elettrica ed il livello dell’acqua cresce.

Nella mente di Luca si disegnano allora i vari finali che questa storia potrebbe avere. C’è la versione in cui l’acqua si ferma, devasta il piano terra, solleva porte, scardina finestre, distrugge mobili, ma interrompe la sua salita prima di giungere al primo piano dove lui, la compagna ed i cani hanno trovato rifugio… e poi c’è la versione in cui l’acqua non si ferma, l’acqua continua a salire, invade il piano superiore, sfonda le finestre e si riversa all’interno come una cascata… la versione in cui lui e la compagna prendono una scala, escono sul balcone e attraverso il terrazzo salgono sul tetto… ma sul tetto i cani non possono salire perché neppure Luca riuscirebbe a sollevare di peso un cane di 60 kg… in questa versione della storia i cani muoiono annegati…

Luca scaccia il pensiero dalla testa con un gesto di rabbia. 

«Chiamo il 118» annuncia alla compagna.

La chiamata è veloce. Luca cerca di mantenere la calma. L’operatrice dei Vigili del Fuoco comprende la gravità della situazione.

«Vi mandiamo subito una squadra!»

«Ok» risponde Luca cercando di dissimulare l’angoscia che comincia a salire dallo stomaco.

45 minuti più tardi un gommone dei Vigili del Fuoco avanza verso casa dell’uomo facendosi largo in uno scenario lunare dove solo le cime degli alberi emergono dalla superficie di un lago di fango profondo oltre 3 metri. Il rumore del motore riecheggia confondendosi con quello della pioggia che cade. Sotto la superficie sta tutto quello che esisteva prima: auto, mezzi, campi, alberi da frutto… Il tettuccio di un grande trattore emerge a pochi metri dal gommone, il tubo dello scarico è un palo verticale in metallo zincato.

La squadra procede in silenzio, i Vigili del Fuoco sono esterrefatti di fronte alla consapevolezza di stare galleggiando in un lago che solo 200 metri più ad est raggiunge addirittura la profondità di 7 metri. A 25 kilometri di distanza sta l’epicentro delle precipitazioni: il Comune di Modigliana dove si registrerà la caduta record di 609 millimetri di acqua. 

«Eravamo tutti al primo piano e l’acqua stava salendo. Poi ho visto i pompieri che arrivavano sul gommone. Si sono fermati al muro della casa… tenevano il motore accesso per non essere trascinati via dalla corrente… ed io allora mi sono affacciato alla finestra. Stava piovendo. “Quanti siete?” Mi ha chiesto uno dei vigili. Ho risposto che eravamo in due. E quello: “Prendete con voi le cose più importanti: documenti, medicinali… vi portiamo via, subito!” Io allora guardo il pompiere e gli faccio: “Guardi che io ho anche i cani!” E lui: “Cani? Quanti?” “5!” Lui allora mi domanda la taglia… Mi chiede la taglia dei cani! “Taglia grande!” ho risposto…»

Il Vigile del Fuoco si alza in piedi sul gommone cercando di mantenere l’equilibrio, allunga la testa quel tanto che basta per lanciare un’occhiata oltre le spalle di Luca all’interno dell’appartamento.

Dietro l’uomo affacciato al davanzale 5 enormi Rottweiler se ne stanno seduti con una espressione confusa sul muso.

«Io c’avevo i miei cinque rottweiler così liberi, senza guinzaglio, senza museruola, senza collare… cioè non avevo niente…»

Il pompiere non dice niente. Rimane allibito a fissare quegli enormi cani che ora lo guardano in risposta con i grandi occhi neri contornati da sopracciglia marroni.

«E i vigli del fuoco che hanno visto tutti ‘sti cani si sono presi un attimo di paura, perché han detto: “Ciò, qua adesso…” Però io li ho rassicurati… Gli ho detto: “Ragazzi, fidatevi che non vi fanno niente!»

«Erano senza parole… ed io che continuavo a dire: “Sono buoni! Non dovete preoccuparvi…” Ed il vigile: “Saranno anche buoni… non lo metto in dubbio. Ma, ascolti, noi ora non possiamo caricarli tutti quanti, lo sa, vero? Il gommone non può reggere tutto quel peso…»

La corrente del fiume cresce di forza e la pioggia si fa più violenta… i soccorritori devono evacuare Luca e la sua compagna il prima possibile — ogni minuto d’attesa può significare non essere più in grado di contrastare la forza dell’acqua e tornare indietro — ma è chiaro a tutti che per quanto docili e ubbidienti siano i Rottweiler e per quanto il salvataggio degli animali d’affezione sia una priorità, non c’è spazio ora su quel piccolo gommone per 5 cani il cui peso medio supera i 50 chili… 

«Mi accorgo che il pompiere ha ragione… il gommone avrebbe retto il peso di 3 persone di corporatura media oltre ai soccorritori… se ci caricano tutti, andiamo a fondo… così i pompieri cercavano di tranquillizzarmi dicendo che sarebbero tornati una seconda volta per portare via i cani… sapevo che lo avrebbero fatto… ma io vedevo la corrente che aumentava e l’acqua che lì al primo piano ci era già arrivata alla caviglia e mi sono detto: “se li lascio qui, l’acqua me li ammazza tutti e 5!”»

Luca si ferma. La sua voce è rotta dall’emozione. Accende una sigaretta…

«Li avresti mai abbandonati?»

«No, mai! Continuavo a dirmi: “o ce ne andiamo via tutti quanti o io resto qui con loro!”»

«Eri pronto davvero a fare questo… Perché?»

E Luca sorride mentre tenta di trattenere dentro un mare di emozioni.

«Perché?! Perché loro sono la mia famiglia! È difficile spiegartelo… ma loro mi sono sempre stati al fianco… un cane non si lamenta mai… un cane ti vuole bene anche se non sei perfetto…

«Gli va sempre bene tutto. Te sei un po’ nervoso, anche moralmente sei un po’ giù, o sei triste, arrivi a casa, ti becchi ‘sta figurina che ti salta addosso, che inizia a leccarti la faccia, che ti fa la festa… e – vedo – già di lì dopo non pensi più a quello che ti è successo durante la giornata perché stai vivendo lì sul momento le tue ore con il tuo cagnino…»

…e ti rendi conto che sono altre le cose importanti: che l’importante è stare insieme, l’importante è essere una famiglia, è godersi una passeggiata, l’importante sono le persone che ti stanno accanto, l’importante è vivere nel momento quando invece pensiamo sempre al passato o al futuro, ad un mare di cose che non servono a niente… un cane invece è felice per tutto… loro ti accettano per quello che sei, non ti giudicano mai… so che mi prenderai per matto, ma i cani mi hanno cambiato la vita… non solo per l’affetto che ti danno, ma per quello che ti insegnano… l’idea di lasciarli morire annegati era come infilarmi un coltello nella pancia…»

Poi Luca si ferma un secondo e nella sua mente forse si chiede se saprò accettare quanto sta per dirmi, ignorando il fatto che non è l’unico che in questa inchiesta ci ha detto la stessa, identica cosa: «Morivo io con loro piuttosto che abbandonarli!»

«Le prometto che ritorniamo! Però, ascolti! Dobbiamo andare! Lo capisce, vero?» Esclama il vigile. Il livello dell’acqua sta aumentando e con esso la violenza della corrente. Ogni minuto che passa rende l’operazione di evacuazione sempre più critica.

«Va bene! Datemi un secondo! Un secondo soltanto!» risponde Luca. Poi si volta verso la compagna: «Tu porta i piccoli, va bene?» La donna annuisce. Luca le porge con attenzione una grande scatola di cartone con all’interno i 7 microscopici cuccioli raggomitolati in mezzo a una coperta. 

«Io avevo sette cuccioli perché mi aveva fatto sette cuccioli! Due giorni avevano! Me li teneva la mia compagna, li avevamo messi dentro ad una scatola con le coperte così che stessero al caldo…»

Poi l’uomo ancora all’interno dell’abitazione si gira e si china in avanti appoggiando le mani sulle ginocchia rivolto ai cani, quasi fosse un allenatore che parla alla sua squadra durante una pausa di gioco. I 5 Rottweiler se ne stanno con le quattro zampe a mollo nell’acqua e lo guardano col muso levato all’insù. L’espressione di Luca è seria. 

«Li tenevo un po’ raccolti, così tutti attenti. Io ho un rapporto talmente unito con i cani che io basta solamente che li guardo nelle palle degli occhi…»

«Adesso andiamo a fare un giro, va bene?» I cani non scodinzolano. Stanno fermi, guardano Luca immobili, concentrati. Lo ascoltano. L’uomo afferra una sedia e l’accosta al davanzale della finestra. Ci sale sopra, si volta, guarda i suoi cani un’ultima volta, loro ricambiano il suo sguardo immobili, scavalca il davanzale e sale a bordo del piccolo gommone che i pompieri mantengono attaccato alla parete esterna. La sua compagna è già a prua con la scatola di cartone stretta al petto.

«Adesso possiamo andare!» 

Il caposquadra esita un momento… «Ma – mi scusi – e i suoi cani?» Ed il tono della domanda del pompiere è quello di chi chiede qualcosa ben sapendo che la risposta in un modo o nell’altro sarà sempre la stessa perché non c’è alcuna possibilità ora di caricare quei 5 bestioni su di un mezzo così piccolo… certo tenteranno in ogni modo di tornare una seconda volta… ma Dio non voglia che la situazione peggiori. Se la corrente cresce ancora, tornare sarà impossibile… se l’acqua sale ancora, tornare sarà inutile.

«I cani… I cani arrivano!» — risponde Luca.

I vigili restano in silenzio interdetti. Attorno a loro la corrente è sempre più forte.

«Va bene! Andiamo, forza!». Il caposquadra rompe il silenzio, un cenno al collega che regge il timone, quello annuisce in risposta e dà gas al motore: il gommone comincia a muoversi.

Ora ci sono scene che in un film potrebbero esistere solo al rallentatore… è solo al rallentatore che puoi comprendere ciò che nella vita reale accade invece in poche manciate di secondi… ma se questo fosse un film, questa scena la vedreste al rallentatore.

In quell’istante a bordo del gommone Luca infila la mano nel borsello che tiene a tracolla ed estrae una pallina di gomma rossa. L’uomo gira lo sguardo verso la casa che ora si trova già ad una decina di metri dal gommone che sospinto dalla corrente si allontana veloce. L’uomo leva il braccio in aria e schiaccia la pallina. Una, due volte. Il suono stridulo del giocattolo si diffonde tra alberi sommersi e pioggia che cade.

«Atos, Romeo, Kristall, Didi, Nala!» Grida Luca a piena voce e in quel preciso istante – ed è qui che parte il rallentatore – un bestione color pece e caffè spunta da dietro il bordo della finestra: inizialmente vedreste solo un muso, seguito da una lingua rossa tra denti bianco avorio a precedere una testa che ha le dimensioni di quella di un vitello… il primo enorme Rottweiler salta oltre il davanzale, i muscoli contratti sotto il velluto nero del pelo, il collo proteso in avanti, piombando nell’acqua in un’esplosione di schizzi. Dietro di lui un altro e poi un altro e un altro e un altro ancora.

«C’avevo quelle palline che suonano. Allora con questa pallina li ho chiamati per nome con la voce: i primi due che sapevano nuotare si sono buttati subito, gli altri che non sapevano nuotare hanno seguito i primi due e poi hanno nuotato con me, di fianco a me, come la chioccia coi pulcini…»

Mentre il gommone avanzava in un mare fatto di acqua e alberi sommersi, una processione di 5 giganteschi Rottweiler lo seguiva nuotando agilmente, in perfetta fila indiana, uno dietro l’altro, inseguendo quella pallina rossa che continuava a squittire e che – Dio ne è testimone! – prima o poi avrebbero acciuffato!

Venti minuti più tardi un fuoristrada viaggiava veloce lungo strade sterrate diretto al centro di raccolta apprestato dalla Protezione Civile. Uno dei soccorritori al volante anticipava via radio: «Dieci minuti e siamo lì!» «Quante persone avete?» Domandava il volontario all’altro capo. «Due!» «Due persone, bene! Vi aspettiamo!» «Sì, ma… – lo aveva interrotto quello al volante – Abbiamo… ecco… abbiamo anche 12 cani!» All’altro capo della radio erano rimasti in silenzio.

Nessuno ha scattato una foto durante quel viaggio… dato che forse ci sono momenti in cui pensi a tutto tranne che a scattare una foto o magari la tua macchina fotografica (o il tuo smartphone) sono chissà dove a galleggiare in un mare di fango… ma se una foto esistesse, questo è quello che racconterebbe di quel momento: 

l’abitacolo di un fuoristrada, 2 soccorritori ai posti davanti… 

un uomo, una donna, una scatola di cartone con 7 microscopici cuccioli su quelli posteriori… 

e dietro di loro nel bagagliaio, enormi, possenti, 5 giganteschi Rottweiler che ansavano con la lingua di fuori mentre Nala, la grande femmina, stringeva orgogliosa tra i denti una pallina rosso fuoco.

«Cinque Rottweiler adulti nel Suzuki, più il cestino davanti dei cucciolini. Siamo andati bene, però anche quella… è stata una bella avventura quel giorno…»

Durante l’Alluvione del maggio 2023 e in decine di altri disastri naturali furono migliaia gli interventi svolti da Vigili del Fuoco, Polizia, Carabinieri, Esercito, Aeronautica, Protezione Civile e volontari in soccorso degli animali d’affezione e di allevamento, consapevoli della loro importanza e dignità.

Il ruolo fondamentale degli animali d’affezione per l’equilibrio psicologico ed emotivo di coloro che affrontano situazioni drammatiche ha portato alla modificazione del Codice della Protezione Civile con decreto legislativo 224 che ora esplicitamente dichiara che il soccorso in situazioni di emergenza deve essere operato anche nei confronti degli animali.

Salvare chi dona sempre molto molto più di quanto riceve non è più solo una scelta. 

Ora è anche un dovere.

Veloce come il lampo

Il nome tecnico è Flash Floods o “inondazioni lampo” caratterizzate da una estrema velocità e da una elevata potenza distruttiva dato che questo genere di inondazioni sono capaci di trascinare durante il loro percorso elevati quantitativi di materiale solido come detriti, rocce, alberi, massi.

Ma qual è il processo che porta alla creazione di una Flash Flood?

La fase iniziale è costituita dalla presenza di un anticiclone proveniente nel caso del Mediterraneo dalla zona africana. La sua permanenza porta bel tempo ed un graduale aumento delle temperature. La terra si scalda e così la superficie del mare dalla quale si originano grandi quantità di vapore acqueo.

Quando l’anticiclone si ritira, lascia spazio a masse d’aria di temperatura inferiore provenienti dal nord. Queste masse fredde si incuneano sotto quelle calde portandole a salire di quota. Innalzandosi le masse d’aria cariche di vapore si raffreddano sino a raggiungere il punto di rugiada. Enormi quantità di vapore si trasformano allora in piogge torrenziali.

In poche decine di minuti viene scaricata a terra una elevatissima quantità d’acqua.

Non è solo la potenza di una alluvione lampo a determinare la sua pericolosità ma anche il fatto che tra la pioggia e l’onda di piena che ne consegue passa in alcuni casi un lasso di tempo estremamente breve rendendo un’inondazione lampo improvvisa, inaspettata e spesso letale.

Fango – Storia di una Alluvione | Scritto e narrato da Marco Cortesi e Mara Moschini
Una produzione Ass. Moka © Tutti i diritti riservati
Distribuito da VOIS – Podcast Creator Compay

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Fango - Storia di una Alluvione